L’oro di Napoli

23/mag/2019 16:58:51 Virgilio E. Conti Contatta l'autore

L’oro di Napoli

di Virgilio Conti

 

Tutti sanno ormai che le pensioni “d’oro”, dell’oro di Napoli, da 90mila euro lordi mensili o giù di lì, a quattro zeri per intenderci, non tutte frutto dei sacrosanti versamenti, non si possono proprio abbassare: lo ha recentemente stabilito la Corte Costituzionale disponendo la sospensione della “supertassa” (contributo di solidarietà)  precedentemente applicata e il rimborso degli arretrati.

 

E tutti sanno che invece sulle pensioni da 3mila euro lordi mensili o giù di lì, a tre zeri per capirci,  non c’è in proposito nessun dubbio: sì eccome se si possono abbassare; succede che queste pensioni sono da anni oggetto, da parte del nostro ente previdenziale statale, di quel vizietto che Totò chiamava il tocco e ritocco, senza, si badi bene, alcuna censura da parte della Consulta che, come sopra ricordato, ha però giudicato incostituzionali e inammissibili gli analoghi prelievi sulle pensioni straricche.

 

E così, per legge (sic!), lo Stato italiano sfila le mani dalle tasche dei pensionati dell’oro di Napoli ma seguita ad infilarle in quelle dei pensionati del tocco e ritocco i quali, vittime sacrificali della peggior politica e della crisi economica e per di più esclusi dal bonus 80 euro di Renzi, a furia di tasse, prelievi e mancate rivalutazioni diventano sempre più poveri.

 

L’oro di Napoli, titolo del famoso film di Vittorio De Sica divenuto, nell’immaginario popolare, metafora di ricchezza e opulenza, è quello che trasuda dalle pensioni e dai vitalizi d’oro, immorali se non legittimamente guadagnati, è quello che trasuda dai compensi di chi occupa decine di poltrone contemporaneamente e dai doppi stipendi agli eletti consiglieri comunali, regionali e provinciali (legge del governo D’Alema: N.267 del 2000); l’oro di Napoli è pure quello che trasuda dalle entrate dei top manager che portano le aziende alla bancarotta e dei commissari straordinari del post fallimento; l’oro di Napoli è quello che trasuda dagli incassi in nero di chi evade le tasse o fruisce illecitamente di servizi o sussidi; ed è anche quello che traspira dalle spese pazze e dai rimborsi e benefit fuori controllo della pubblica amministrazione; l’oro di Napoli è ancora quello delle pensioni baby, delle pensioni ai morti incassate dai vivi, delle scriteriato paghe dei commessi e stenografi della Camera, dei folli stipendi di certi assessori e consiglieri regionali, l’oro di Napoli è ancora quello delle false pensioni di invalidità e dei sussidi ai falsi poveri; ed è anche quello delle pensioni ai condannati per mafia e terrorismo; ed è poi quello … e ancora, ancora, ancora …

L’oro di Napoli, in buona sostanza, è quello di tutti gli sperperi, gli sprechi, gli intrallazzi, le ruberie e le altre porcate di una brutta Italia ed è quello, ce lo auguriamo, che gli addetti alla spending review sapranno (?) riconoscere, scovare e recuperare.

 

Il tocco e ritocco dicevamo, è quella pratica sempreverde tanto cara ai nostri governanti, esercitata sulle pensioni “versate” cioè quelle, tanto per fissare le idee, maturate lavorando e versando i contributi per quarant’anni; si tratta di pensioni “dovute”, ieri versate ed oggi riscosse (retribuzioni differite), che vengono però sistematicamente tassate e tartassate.

Ricordiamo che alcuni anni fa le pensioni versate furono congelate bloccandone il meccanismo della rivalutazione (adeguamento ISTAT al costo della vita); sono anche definite pensioni di “ghiaccio”, destinate cioè a “sciogliersi” perdendo potere di acquisto.

Insomma, si tratta di pensioni taglieggiate mentre i titolari delle medesime sono travolti sia dal carosello Irpef, Iva, Imu, Tares, Tasi sia dalla girandola dei rincari di ogni genere; e tutto questo quando nel Paese sale l’allarme corruzione e proliferano i reati, spesso impuniti, di frode ed evasione fiscale.

 

...omissis...

 

L’auspicio è sempre quello che il ripristino dello status quo ante riconsegni ai pensionati denaro, diritti e dignità, favorendo altresì la ripresa economica del Paese ed il riavvicinamento dei tanti cittadini per bene, dei pensionati e dei futuri pensionati allo Stato.

                                 

 

PS

Nota di maggio 2019

Vogliamo però concludere con qualche speranza: stante che il blocco della rivalutazione delle pensioni, già portato all’esame della Corte costituzionale, vìola palesemente la Costituzione, diverse sentenze e ordinanze della stessa Corte costituzionale oltreché il sempre infallibile buon senso, vogliamo augurarci che la Politica decida, prima possibile, secondo legge e coscienza, decretando l’interruzione immediata del blocco in corso, quindi la reintegrazione dell’indicizzazione e il rimborso delle trattenute fin qui effettuate.

La materia verrà prossimamente riportata all’esame della Corte europea dei diritti dell'uomo.

                                  

LeggiOggi è un Quotidiano di Informazione Giuridica di Maggioli Editore.

                              

Virgilio Conti

Ex capoistruttore Addestramento tecnico di Alitalia & coordinatore attività di training svolte da/o presso enti esterni per la Direzione di Manutenzione e Ingegneria di Alitalia.

Già insegnante di impianti del velivolo in Ancifap (Centro IFAP IRI di Fiumicino) e docente esterno di impianti elettrici di bordo presso l'Università di Roma (scuola aerospaziale di S. Pietro in Vincoli).  

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